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Le interviste e gli articoli web e cartacei sulla mia vita da busker e sulla regolamentazione dell'arte di strada

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7 Marzo 2018

13 Ottobre 2016

05 Settembre 2014

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19 Gennaio 2014

15 Marzo 2013

29 Gennaio 2013

12 Novembre 2012

INTERVIEWS

Leggi di seguito le interviste e gli articoli

sulla mia vita da busker

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REPUBBLICA.IT (07/03/2018)

Edwin Bischeri “Servono più controlli per tutelare chi come me lavora in centro”

Edwin Bischeri, 36 anni, è il presidente dell’Adsdm (artisti di strada di Milano), uno dei sindacati che a breve discuteranno con il Comune le possibili modifiche al regolamento che disciplina la loro attività. Canta e suona come polistrumentista nella zona tra Scala, corso Vittorio Emanuele e Duomo, che è proprio quella più interessata dal fenomeno dell’abusivismo: «Quasi ogni giorno c’è qualche problema, e spesso con artisti non solo non iscritti alla piattaforma, ma neanche milanesi. Gente di passaggio che è difficile sanzionare se non viene presa sul fatto». Il che accade poche volte, sembra di capire. «Purtroppo sì. Ma è una questione che travalica la nostra, è una questione di ordine pubblico, immagino che ci siano anche motivi di organici. Però è giusto ammettere che ultimamente i controlli stanno iniziando a essere più serrati, c’è solo da sperare che si prosegua così». Il vero problema delle proposte del Comune sta nel limite dei 5 watt. «Certo, capiamo benissimo che ci siano dei limiti di rumore da rispettare, soprattutto nelle zone pedonalizzate. Ma quella dei watt è una soluzione tecnicamente sbagliata, non c’è un nesso tra il disturbo e la potenza. Si può suonare a grande volume anche con 5 watt, benché esca solo chiasso, non musica, roba di pessima qualità. Contano i decibel, che oltretutto sono molto facilmente misurabili». E poi contestate l’intenzione del Comune di ridurre a un’ora il tempo di esibizione, che ora è di due ore. «Pensi che una volta il tempo era di tre ore, e siamo stati noi artisti a chiedere di ridurlo a due, per fare lavorare più gente. Ma un’ora è troppo poco: appena ti scaldi e appena la gente si inizia ad abituare a te, devi già prendere e andare da qualche altra parte, magari lontano». Quando vi aspettate delle risposte? «In un paio di giorni invieremo le nostre proposte al Comune, poi inizierà la discussione. Ma sia ben chiaro, siamo più che amichevoli e disponibili al confronto, crediamo che con la buona volontà di entrambe le parti si troverà un accordo». - l.b

LIBERTA.IT 13/10/2016

Edwin e la sua “One man band” a Piacenza di not(t)e: “Ho mollato tutto per la musica” di Alessandra Lucchini

​"Ho capito che il mondo economico non faceva per me e così un giorno ho abbandonato il lavoro per il quale avevo studiato fino alla laurea e sono sceso in strada a fare la mia musica. Mi piace essere allo stesso piano del pubblico che può scegliere se fermarsi ad ascoltarmi oppure no”.

​A parlare è Edwin Bischeri, ospite con la sua “One man band” della seconda puntata di “Piacenza di no(t)te”, andata in onda come ogni giovedì alle 21 su Telelibertà. La conduttrice Alessandra Lucchini ha incontrato, oltre ad Edwin, i gruppi dei Last Minute Revolution e delle Curve Pericolose.

Tutti gli artisti sono stati intervistati durante la “Notte per gli angeli” di Cortemaggiore, l’evento dello scorso 15 settembre che ha portato nella piazza magiostrina cantanti e formazioni da tutto il Nord Italia per ricordare le giovani vittime della strada, ma anche per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto, alle quali andrà tutto il ricavato.La regia è di Giuseppe Piva; alla fotografia Davide Franchini.

 
VOCE SPETTACOLO (05/09/2014)

Intervista con il cantante "Edwin One Man Band" di Walter Nicoletti

Il nostro direttore Walter Nicoletti ha incontrato Edwin “One Man Band” un artista straordinario che gira le piazze d’Italia in stile “Busker”. Di seguito l’intervista esclusiva:

Ciao Edwin! E’ un vero piacere ospitarti sul nostro portale. Iniziamo dalla prima domanda.

Un bel tuffo nel passato. Da bambino cosa sognavi di fare?

Da bambino sognavo e basta, senza pensarci troppo, e mi buttavo nelle cose con una certa curiosità. E’ così che ho iniziato a conoscere la musica.

Quando hai capito di voler vivere di musica? E a chi ti sei ispirato?

Ho sempre apprezzato la musica in tutte le sue forme, e vivere di musica era un’idea lontanissima. Ho sempre suonato per conto mio o in alcuni gruppi, ma sempre per passione e comunque stavo portando avanti gli studi in economia aziendale per una carriera da bocconiano! La strada mi ha permesso di capire cosa volevo fare veramente, suonare e cantare, ma solo dopo sette anni di lavoro in azienda (vita da ufficio) e tante delusioni, mi sono lanciato in questa avventura che mai avrei immaginato potesse diventare anche un lavoro, il lavoro più bello del mondo!
I musicisti a cui mi sono sempre ispirato sono BOB DYLAN e FRANCESCO DE GREGORI.

Le soddisfazioni che ti sei tolto (un po’ di autocelebrazione non fa mai male!).

La più grande soddisfazione è quella di aver capito davvero che la vita che facevo non era la mia, e di aver rischiato, di essermi buttato, e di essere riuscito a cambiare vita, di aver trovato la mia dimensione. Troppa gente rimane bloccata nel sistema. Io per ora ne sono fuori e vivo della mia passione!

Ti ricordi la tua prima volta davanti al pubblico?

La prima volta in assoluto fu ai tempi delle medie quando facevo un corso di violino e mi dovetti esibire nel teatro del mio paese (Opera) di fronte a una platea di genitori e altri compagni. Una figuraccia… ho anche fatto cadere per terra il sassofono del mio insegnante! La prima volta in strada invece è stata il 4 agosto del 2012. Ero felicissimo!

Vita da Busker. Paliamone.

Per me la vita da busker è soprattutto libertà. Libertà di scegliere come, quando e quanto suonare (sempre che i vigili ce lo concedano!). Ma è anche la possibilità di viaggiare, di conoscere tante persone nuove senza filtri, in maniera genuina e disinteressata, la possibilità di fare ciò che mi piace davvero e di avere tanto tempo libero, di poter esprimere ciò che sono realmente. Per carità anche in questo “lavoro” esistono cose meno piacevoli (come il trasporto della strumentazione, la ricerca della postazione dove suonare, evitando di entrare in conflitto con negozianti o altri artisti, le disavventure con i vigili, la temperatura esterna e la minaccia di pioggia, il rumore della strada, ecc), ma gli aspetti positivi sono così tanti che non c’è paragone con altri lavori. Oltre agli aspetti già citati, c’è la grandissima visibilità che la strada concede (non di rado persone che mi sentono in strada mi ingaggiano per locali, matrimoni o feste private), il fatto di avere gli occhi tutti puntati, le ragazze che ammiccano e mettono bigliettini nella custodia, le persone che vengono a stringerti la mano, la possibilità di svolgere un analisi “socio-antropologica dei passanti”, gli applausi. E poi facendo il busker ho trovato l’amore!

L’aspetto di Edwin nascosto al pubblico?

Sono una persona timida, ma cerco di nascondere il più possibile questo lato, e la strada mi ha permesso di essere molto più sicuro di me stesso. Certo, a volte quando mi trovo di fronte un cerchio di duecento persone che mi fissano, sono molto imbarazzato, soprattutto nello spazio tra una canzone e l’altra, ma a forza di suonare in giro ho acquisito una certa sicurezza e padronanza delle mie capacità. Sono anche una persona narcisistica e con un grosso ego, ma questo è un lato comune a tutti gli artisti credo!

Riesci a resistere alla pressione che spesso questo lavoro comporta?

Come ho detto prima ci sono delle pressioni, ma sinceramente rispetto a quando lavoravo in azienda è un paradiso. Sono io a decidere come programmare il mio lavoro, e le pressioni, dovute anche al fatto che non è un lavoro tradizionale né sicuro (ma al giorno d’oggi quale lavoro lo è), le sopporto con piacere.

Se la tua vita fosse una canzone, quale sarebbe? E perché?

E’ una domanda che non mi sono mai fatto. Forse « Walk of Life » dei Dire Straits, una canzone allegra con una melodia che ti entra nel cervello, e che parla di un ragazzo che cerca di guadagnarsi da vivere sotto i tunnel, che ha l’energia, la dedizione, sa suonare e si muove bene, trasformando la notte in giorno. Questo è il cammino della sua vita, e in esso mi ritrovo anch’io!

Come vedi il tuo futuro?

Mi vedo sposato con la mia fidanzata Leila, con un paio di figli, oltre ai nostri due gatti. Per quanto riguarda il mio lavoro attuale non so dire cosa mi riserverà il futuro, spero con tutto il cuore di poter continuare a suonare in strada, ma non lo do per scontato. E’ questo che ho imparato in strada: mai dare nulla per scontato, godersi il momento, e vivere!

Progetti futuri?

Attualmente ho in ballo diversi progetti. Il primo è la realizzazione di un album LIVE registrato in strada. Poi ci sono le canzoni scritte da me, in fase di registrazione. Inoltre ho intenzione di creare un piccolo repertorio di canzoni suonate in duo con il mio amico Valerio Papa, anche lui un musicista di strada (grande chitarrista elettrico) col quale quest’estate ho condiviso una parte di tour. Ci siamo trovati benissimo insieme e vorremo lavorare per regalare al pubblico uno spettacolo in duo. Infine c’è il progetto Bar Boon Band, di cui faccio parte da un anno circa, diretto da Maurizio Rotaris. E’ una band musicale in cui suono come pluristrumentista a favore dei senzatetto, di cui Maurizio gestisce un centro sotto la Stazione Centrale di Milano.

 
MUSIC WALL (19/01/2014)

Edwin Bischeri "Arista di Strada" come stile di vita

​Una chitarra, un’armonica, il cajon, dei cimbali e la sua voce, questo è quello di cui si serve Edwin Bischeri per intrattenere il pubblico dei suoi spettacoli “on the street”. Solo nel 2014 si contano 177 esibizioni che hanno toccato quasi tutto il nostro territorio nazionale. Chi è Edwin Bischeri? E cosa vuol dire essere un “busker”?Guardate un po’ cosa ci ha detto.

di Stefano Rosa

– Ciao Edwin. Presentati ai lettori di Music Wall

Ciao a tutti, sono un ragazzo di 33 anni, nato in Colombia ma sempre vissuto in Italia, a Milano, dove due anni e mezzo fa, dopo una carriera in economia, ho deciso di cambiare vita, di mollare tutto e iniziare a suonare in strada.

– Quando hai iniziato a fare il lavoro dell’ artista di strada? Cosa ti ha spinto a farlo?

Ho sempre avuto una grande passione per la musica. Ho iniziato alle medie con un corso di violino, per poi passare alla chitarra quando facevo il liceo. Durante l’università ho fatto parte di gruppi rock dove suonavo  la  chitarra elettrica, ma fare l’artista di strada è stata una cosa che è arrivata per caso, dopo la disillusione dell’ennesimo contratto a tempo determinato. Avevo una laurea in economia aziendale, ma i sette anni passati in ambito commerciale mi stravano stretti, e la crisi ha dato un definitivo cambio di rotta alla mia vita. Ho dinque iniziato a suonare in strada un pò per provare, un pò perchè ero disoccupato e avevo bisogno di soldi, un pò perchè non avendo nulla da perdere potevo almeno dedicarmi alla musica. Certamente non mi sarei mai aspettato di poterne fare il mio mestiere. Lo faccio da due anni e mezzo e lo considero il lavoro più bello del mondo!

– Suonare nei locali e suonare per strada. Quali sono i pregi e i difetti?

La strada è il mio ambiente migliore. Non vado a cercarmi i locali, ma quando la gente che mi ferma per strada mi ingaggia per qualche evento privato, valuto la cosa e nel caso ci vado volentieri. La mia insofferenza per i locali è dovuta a molti fattori che mi fanno preferire la strada. Questi quelli che mi vengono in mente, ma ce ne sono sicuramente altri:

* In strada non c’è un PALCO, l’artista è il pubblico sono allo stesso livello, e non ci sono filtri che separino le due parti. Chi vuole tra una canzone e l’altra può venire a complimentarsi, a chiederti il cd, a ingaggiarti per serate.

* La gente che va nei locali, a meno che tu non sia abbastanza conosciuto, non ci va per vedere te. Entrano per bere e ci sei tu che suoni. In strada invece il PUBBLICO me lo creo partendo da zero: se alla gente piace la mia musica si ferma anche per ore, altrimenti passano e vanno. Gli APPLAUSI poi sono sempre autentici!

* La VISIBILITA’ che si ha sulla strada non ha paragoni: ti vedono centinaia di persone, tantissimi turisti stranieri, e gente di tutte le classi sociali. In un locale sei fortunato se riesci a far venire i tuoi amici!

* La maggior parte dei locali si aprofittano dei giovani artisti, tendono a pagarli una miseria e a richedere repertori commerciali. In strada invece sono io a decidere il mio REPERTORIO, per quanto tempo suonare, quali canzoni fare al momento giusto, se prendermi una pausa, se fermarmi a chiaccherare con qualcuno.

* Suonare all’aperto, in balia di tutte le condizioni ambientali possibili, che a volte ti impediscono di esibirti, non è sempre piacevole. Non parlo solo del meto (pioggia, freddo, ecc.), ma anche dei vari imprevisti (lavori in corso, manifestazioni, ecc) e dei rischi del mestiere (multe dei vigili) dovuti al fatto che in alcune città ci sono eccesive restrizioni. Nel locale invece si sta al calduccio, ma il pubblico può essere molto freddo!

* Fare il musicista di strada significa anche viaggiare, suonare in tante bellissime piazze d’Italia con un pubblico sempre diverso, come ho fatto nel tour estivo dell’estate scorsa. Per suonare nei locali in giro per lo Stivale bisogna riuscire ad agganciare le agenzie di booking, un iter difficile e spesso infruttuoso.

– Quali sono stati i migliori itinerari durante questi anni da busker?

Ho suonato nelle migliori piazze di MIlano, che rimane la mia “sede” centrale. Ma nel corso di questi anni ho avuto la possibilità di esibirmi sulle strada di splendide città d’Italia, soprattutto durante il busking tour estivo. In particolare ricordo splendidi spettacoli a Lecco, a Genova, a Bergamo Alta, ma anche a Pesaro, Pescara, Vasto, Vieste, Peschici, Rodi Garganico, Polignano a Mare, Otranto Gallipoli e il resto del Salento! Ci sono ancora tante città in cui vorrei suonare, come Napoli, Venezia, Firenze, ma ancora oggi ci sono delle difficoltà per gli artisti nell’esibirsi in questi luoghi! Per il futuro spero di potermi esibire all’estero, e Londra è la mia meta più ambita!

– Immagino non sia stato sempre tutto rose e fiori. Un aneddoto che riguardi un’esperienza spiacevole mentre suonavi per strada?

Fortunatamente ho stabilito con la “strada” un ottimo rapporto, e raramente ho avuto grossi problemi con i vari protagonisti che lavorano e vivono la strada come me (negozianti, vigili, residenti, ecc..). Ricordo però due anni fa, durante il tour estivo in Salento, che ebbi una brutta discussione con una venditrice di crepes. In strada bisogna accordarsi con i colleghi, e l’accordo con la venditrice era che mi spostassi di qualche metro. Lei però chiamò subito i vigili. Fortunatamente l’enorme folla che mi stava ascoltando fece andare via i Vigili a spintoni! Dopo lo spettacolo però iniziò una furiosa discussione con la signora, cominciarono le minacce e gli insulti rivolti anche alla mia fidanzata Leila, e si stava per arrivare alle mani. Un mio amico però ci separò e tutto finì li. Un’altra volta, sempre in Salento, terra di gente passionale, un vecchiò entrò nel cerchio di gente, mi si avvicinò urlando come un invasato, e cercò di levarmi il microfono perchè a suo dire disturbavo la presentazione di un libro poco lontano, a cui stavano assistendo giusto due gatti. Anche qui la reazione della gente mi stupì: presero tutti le mie difese e un signore dirittura si scagliò conto il vecchio iniziando una vera scazzottata! Come vedi dunque nonostante gli imprevisti, sono sempre stato protetto dalla gente! E poi c’è la volta che un rumeno in Stazione Cadorna mi minacciò chiedenodmi di dargli tutti i soldi della custodia, ma l’idiota non aveva visto che a due metri c’era un sbirro della polizia ferroviaria…

– Che strumentazione porti con te?

Come One Man Band porto con me molta strumentazione divisa su due carrelli: tappeto, asta del microfono, leggio, cajon, spartiti, amplificatore, inverter, batterie, chitarra, armoniche, cavi… non esattamente il modo più leggero di viaggiare per un busker, ma ormai sono organizzato e riesco a muovermi con relativa tranquillità… a meno che non ci siano stradine di ciottoli in salita!

– Hai consigli da dare ad un musicista che volesse provare la vita del busker?

Il mio consiglio prima di tutto è di prendere la cosa come un’esperienza da provare e nulla di più. Io ho iniziato per caso e senza pensare di poterne fare un mestiere. Col tempo sono migliorato e ho avuto sempre più successo, grazie anche al fatto di metterci tutto me stesso.

– Grazie Edwin e in bocca al lupo per il tuo progetto. Ultima cosa: dove possono seguirti i nostri lettori?

Ho una pagina Facebook dove pubblico regolarmente il mio DIARIO DI STRADA, una sorta di resoconto di ogni mio singolo spettacolo, perchè in strada succede sempre qualcosa da raccontare. Venite a leggere le mie avventure on-the-road, a vedere le foto, e se volete mettete un bel mi piace: www.facebook.com/EdwinOneManBand

Su You Tube invece trovate decine e decine di video girati in strada: www.youtube.com/user/edwinjuanacosta

Presto ci sarà anche un sito/blog dove seguire la mia “busking’ experience”!

Grazie a tutti ciao!

 
VANITY FAIR (15/03/2013)

LA MUSICA CHE GIRA INTORNO

È Milano la capitale italiana degli artisti di strada. Spesso bravissimi, si mantengono grazie alle offerte e si guardano bene dal cercare un posto fisso. Perché hanno un sogno

di Cristina Manfredi

Milanesi, c’è qualcosa nell’aria, e se non girate sempre con gli auricolari a palla nelle orecchie ve ne sarete accorti anche voi: la città è piena di musica. Musica qualitativa, appassionata, positiva.

Musica che non vive di note strimpellate di malavoglia su un vagone del metrò per poi battere cassa. Da San Babila a Cairoli, con una puntatina tra via Manzoni e piazza della Scala, è un susseguirsi di accordi, voci, improvvisazioni, assolo. Le strade, le piazze, gli incroci verso le undici della mattina diventano teatro a cielo aperto per gente che lì si esibisce non per disperazione, ma per scelta, alternandosi fino alle sette di sera.

«Per niente facili». Così Ivano Fossati descriveva chi suonava nel 1983. Trent’anni dopo La musica che gira intorno, sembrano essere cambiati i modi, l’approccio, finalmente pacificato con chi aveva «nella testa un maledetto muro». Michela, Matteo, Simeon, Marcello, Andrea, Dario, Edwin, Leonardo sono tra quelli che escono tutti i giorni con i loro amplificatori, cavi, microfoni, spartiti. Montano il tutto con cura e poi attaccano con il loro repertorio, Pink Floyd, Simon and Garfunkel, Coldplay, ma anche Oasis, Santana, Wayne Shorter, John Coltrane. Ognuno di loro sceglie i pezzi del cuore e suona come se fosse al Madison Square Garden di New York, anche se ad ascoltare in quel momento sono pochi.
Quello che hanno è un pubblico difficile da conquistare, perché non è arrivato lì per loro. Però succede che anche il più indurito dei manager a un certo punto rallenti il passo e tenda l’orecchio. Che un signore emozionato fin quasi alle lacrime si tolga il cappello nel senso letterale del termine. Che un altro strappi una pagina dal suo blocchetto degli appunti per disegnare un angelo e lasciarlo scivolare nella custodia delle offerte. Che una bambina di due anni si pianti immobile finché non finisce la melodia, per poi riprendere a giocare.

FRATELLI DI STRADA
«Ho suonato in tanti locali e su palchi anche molto importanti, ma la strada è l’unico luogo dove la gente è davvero libera di ascoltarti. La strada è dura. Se piaci, bene, se non dai non ricevi, ma è anche calda, accogliente. La strada è una cosa seria». Marcello Calabrese ha 43 anni, è nato in Sicilia e cresciuto in Sardegna, e suona la chitarra on the road da quando, sedicenne, ha raggiunto la sorella a Roma per imitarne la vita senza cartellini da timbrare.
Lei, Michela, 49 anni, a 19 aveva rifiutato un’assunzione con tutti i crismi come insegnante. La sua passione è il flauto traverso in chiave jazz, tra i suoi fiori all’occhiello l’assolo tutto improvvisato di Le acciughe fanno il pallone che Fabrizio De André in persona le chiese dopo averla sentita in studio dove il figlio Cristiano l’aveva chiamata per arrangiare l’album paterno Anime Salve del 1996. «Non ho mai avuto paura di esibirmi in piazza, gli incontri magici sono stati tantissimi, quelli aggressivi molti meno, e poi sarà vero che i posti di lavoro canonici sono tanto più sicuri del mio?».
La loro madre, impiegata in una biblioteca universitaria a Cagliari, si è resa conto in fretta che i suoi ragazzi non sarebbero finiti male: «Le sono grato per come ci ha saputo capire, però è vero che Michela e io non abbiamo mai tradito la sua fiducia. Anche quando abitavamo in zone calde della città, non abbiamo mai fatto cazzate»

UNA CHITARRA PER AMICA
Ai genitori di Matteo Terzi, classe 1985, nato in New Jersey e cresciuto a Milano, è preso un mezzo colpo quando il ragazzo, fresco di laurea in Scienze politiche, ha comunicato che al contratto da precario in una casa di produzioni cinematografiche preferiva il giro dell’Europa in autostop, solo con la sua chitarra. «Era il 2009 e avevo bisogno di una prova 
autentica, anche se mi faceva molta paura. L’ansia che a volte mi prendeva l’ho gestita con la musica, e ha sempre funzionato. Un giorno a Lione una bambina ha strattonato la mamma perché si fermasse, poi mi è venuta incontro e mi ha abbracciato, forse aveva visto la mia solitudine. E poi c’è stata la pasticciera che ogni volta che mi sentiva arrivava da me con caffè e dolcetti. Dopo sei mesi così, in cui conosci tutti ma non sei amico di nessuno, ho capito che la felicità per me era opporre meno resistenza possibile alla mia natura, essere soltanto me stesso. E sono tornato a casa».
Dal 2010 Matteo si mantiene grazie alle sue esibizioni e, sul finire del 2012, ha centrato un bersaglio grosso, raccogliendo 10.105 euro tramite il sito www.musicraiser.com per la realizzazione del suo primo album di inediti, in uscita in aprile. «Credo di aver presentato con trasparenza il mio progetto e 308 donatori hanno deciso di contribuire con questa modalità di raccolta fondi. Mi ero posto l’obiettivo di 8.000 euro e ho raggiunto il 126% del budget. Sono felice per me, ma anche perché ho battuto la strada per altri ragazzi. Diversi mi hanno contattato per chiedermi dritte su come fare».
Matteo in realtà era stato contattato anche dal team di X Factor, che gli aveva proposto di partecipare alle selezioni iniziali con un video. «Ho detto di no, non per snobismo, ma perché il mio sogno non è diventare famoso. Non ho alcun pregiudizio sui talent show, solo non era quello che voglio per me».


UN AMORE DI BATTERIA
Della fama a questi artisti importa molto poco. Tanto meno a uno come Simeon Monov. Bulgaro, non ama parlare del suo passato ma a tratti, dai suoi modi dolcissimi, spunta l’ombra di momenti bui. È a Milano ormai da qualche anno e gravita attorno a Sos Stazione Centrale, la struttura di assistenza ai senzatetto che si trova sotto uno dei tunnel della ferrovia, gestita da Maurizio Rotaris, vicepresidente dell’Associazione musicisti di strada di Milano (vedi box). Simeon è il batterista della Bar Boon Band, progetto musicale fondato proprio da Rotaris per raccontare in note le realtà degli homeless e, oltre a esibirsi col gruppo, ogni settimana smonta il suo strumento, lo carica su un carrello da aeroporto e se lo spinge fino in centro per i suoi show in solitaria.
«Ogni volta sono dieci chilometri a piedi, ma non mi pesano perché suonare mi rende felice. E poi, ora che sono riuscito a mettere da parte un po’ di risparmi, posso finalmente frequentare il corso di batteria che da sempre sognavo». Fare economia per realizzare un desiderio tanto grande non gli ha però impedito un giorno di dare a un altro musicista di strada 50 euro: «Non potevo non metterglieli nella cassettina, era troppo bravo». 


VECCHI AMICI
Andrea Gulotta di anni ne ha 38 e, a differenza degli altri, un lavoro «regolare» ce l’ha: fa l’infermiere in un ospedale cittadino. «Ho iniziato a cantare e a suonare la chitarra in mezzo alla gente nel 1998. All’epoca incrociavo spesso un ragazzo bravissimo e tutte le volte gli chiedevo se aveva voglia di suonare con me in privato. Lui non mi prendeva mai sul serio, finché un giorno mi ha detto che, se proprio volevo intonare qualcosa con lui, potevo farlo lì. Ero paralizzato dall’imbarazzo, ma quella era la mia unica chance e mi sono buttato. Da quel momento non ho più smesso, non potrei mai rinunciare alla strada».
Una strada risanatrice di guai fisici e di screzi del passato, come dimostra la storia del compagno di tante avventure con cui, da qualche settimana a questa parte, Andrea ha ripreso a suonare: Dario Buccino. Romano, 44 anni, i più raffinati lo conoscono come compositore e ideatore del sistema HN, un sistema alternativo di partitura e di esecuzione musicale, che dal 1997 ha applicato alle lamiere d’acciaio. «Sono tornato in piazza dopo un po’ di stop, anche per via di un trauma acustico. Il medico che mi segue mi ha spiegato che la cura non è il silenzio, ma la musica. Le mie orecchie guariranno pian piano, e io intanto mi diverto». 

IN UFFICIO NON CI STO
Anche Edwin Bischeri, 31 anni e una laurea in Economia aziendale in Bocconi, si gode la sua suonata quotidiana en plein air: «Sono nato in Colombia e sono stato adottato da genitori italiani. L’anno scorso mi sono stancato di vivere aggrappato a lavori temporanei, e ho deciso di dedicarmi solo alla musica. Oggi vivo delle offerte che ricevo, e mi sento realizzato come chitarrista. Ma soprattutto sono imprenditore di me stesso, altro che fare la scimmietta chiuso in un ufficio».

 
 
SCELGOMILANO.IT (29/01/2013)

Milano ha i musicisti di strada: bravi, appassionati e organizzati di Ilaria Scauri

Avete mai pensato di passeggiare nel centro di Milano per ascoltare della buona musica? Forse no, perchè spesso si passa distrattamente, si ascolta sì della musica, magari si lascia qualche monetina, ma questione di poco tempo, una sosta e via. Invece il tratto tra San Babila e Cadorna è un vero e proprio palcoscenico, dove dei professionisti si esibiscono per scelta e per regalarci dei momenti di musica appassionata che per molti di loro è ragione di vita.

Non si tratta di elemosina, nessuno chiede  soldi, chi si ferma ed ascolta lo fa di propria  volontà e sempre spontaneamente decide di donare qualche moneta.

Questo a loro fa piacere,l’essere apprezzati per quello che fanno, per come lo fanno, niente di più.

A Milano per poter suonare in strada bisogna avere un permesso, il lunedì mattina, al comando dei vigili, di P. Beccaria, viene fatta l’assegnazione dei posti dal giovedì alla domenica, i posti sono collocati tra San Babila e Cadorna,  tre turni di tre ore al giorno. Da pochi mesi alcuni musicisti si sono riuniti in un Associazione, per cercare di essere più organizzati ed uniti, questo ha permesso loro di conoscersi, avere una pagina Facebook, Associazione Musicisti di strada Milano, con l’elenco dei musicisti, dove e quando trovarli per i loro concerti in strada.

Un sabato pomeriggio ne ho incontrati quattro e devo dire che essere lì apposta per loro, mette in una condizione diversa, quasi come quando si deve andare ad un concerto.

Sono partita da San Babila,  per trovarli basta ascoltare, ho subito individuato le note del flauto traverso di Michela, una sofisticata musicista, con pantaloni gessati e basco, mentre suona si muove a tempo di musica.Fa jazz, ma viene dal blues, lei sceglie di stare in strada, quando non insegna, non studia, non si esibisce. Per lei la strada è una maestra, sei solo davanti a tutti e quando arrivano i riconoscimenti sono autentici, liberi dai pregiudizi che spesso accompagnano questi musicisti.

Proseguendo verso piazza del Duomo, le note del flauto lasciano il posto alla batteria di Simeon, l’unica batteria da strada, suona fusion funky, bulgaro, in Italia da dieci anni, qui riesce a fare quello per cui è nato: la musica. Quando non suona in strada, insegna quello che sa a quelli che sanno meno di lui, studia musica e trasporta la batteria per 5 km su un carrello minuscolo.

Arrivo in piazza della Scala e sento una chitarra, appena fuori dalla Galleria c’è Edwin, one man band, genere pop, rock, soul, riarrangiato country folk.  Canta, suona la chitarra, il kazoo, il cajon (percussioni) e dei tamburini attaccati alla scarpa, tutto contemporaneamente; “Satisfaction” dei Rolling Stones, fa ballare la gente davanti a lui, e lui ci dà dentro,  che soddisfazione!

Evidentemente non la stessa soddisfazione che gli ha dato la laurea alla Bocconi, all’ultimo licenziamento ha deciso che non faceva per lui, che valeva la pena di fare la cosa che gli piaceva di più:suonare. E da grande continuerà a farlo.

Alle 14 finisce il turno, lui smonta e arriva Michele.

Michele ha un lavoro, suona per piacere, di questi tempi però fa comodo avere un’altra entrata, i locali non fanno per lui, preferisce la strada. Anche lui suona la chitarra , genere country folk inglese e americano, capita che i turisti si fermino ad ascoltarlo, riconoscano le canzoni, un giorno un australiano gli ha chiesto una canzone, e lui gliel’ha cantata.

Un appello, anzi due.

A tutti i negozianti che si lamentano della loro presenza: ripensateci, questi musicisti creano un’atmosfera unica, mettono la gente di buon umore, rendono Milano più bella, più ospitale, incoraggiateli, magari con un caffè ogni tanto, avete idea del freddo che hanno? Loro suonano per noi.

All’amministrazione: poche sedie sarebbero perfette. Non sarebbe bello poterli ascoltare seduti, magari durante una pausa pranzo, all’uscita dall’ufficio o per una sosta comoda durante la nostra passeggiata.

Ogni volta che qualcuno lascia una monetina, trovano il modo di ringraziare, un cenno, un sorriso o semplicemente grazie!
 

 
CORRIERE.IT (12/11/2012)

Artista di strada, scelta di vita per sempre più giovani. In arrivo il regolamento​

Cresce l'attesa per i nuovi spazi: «Animeremo tutte le strade di Milano»

di Alessandra Dal Monte

MILANO - Trentun anni, una laurea in Economia aziendale alla Bocconi, un posto a tempo indeterminato lasciato nel 2006 per inseguire il sogno del marketing.

Dopo sei anni di contratti a termine non rinnovati Edwin Bischeri, milanese doc, ha detto basta alle grandi aziende (Coop, Groupon e Vodafone sono solo le ultime in cui ha lavorato).

Allo scadere dell’ennesimo contratto, lo scorso maggio, ha deciso di cambiare vita.

MUSICA IN STRADA - Da agosto si esibisce come musicista di strada: suona da solo la chitarra, l’armonica e i cembali, in una sorta di «One man band» (il suo nome d’arte).

E il pubblico gradisce: Edwin raccoglie 1.000 – 1.200 euro di offerte libere al mese con tre performance a settimana. Lo stipendio di un impiegato, insomma. «Sono fortunato, ho iniziato a suonare in strada in un periodo di grande fermento». Già: da un anno a questa parte sempre più giovani cantano on the road.

IL REGOLAMENTO - Il capofila è stato Matteo Terzi, in arte Soltanto: il suo successo ha invogliato altri a imbracciare la chitarra, ampliando la schiera di artisti di strada che popolano l’asse Cairoli – San Babila. Nel frattempo a Palazzo Marino si preparava il nuovo regolamento: promosso dai consiglieri comunali Filippo Barberis (Pd) e Luca Gibillini (Sel), è stato approvato il 18 settembre. Avrebbe dovuto entrare in vigore il 18 novembre, ma per problemi di organizzazione interna degli uffici si slitterà ai primi di dicembre «o al massimo ai primi di gennaio», precisa Gibillini. Il documento aumenta le postazioni: dalle 25 attuali, tutte in centro, alle quasi 200 sparse nelle nove zone della città. Le esibizioni potranno essere di gruppo, non più solo singole. Cambia anche l’assegnazione degli spazi: stop al sorteggio del lunedì mattina dai vigili urbani di via Beccaria. Basteranno una dichiarazione di attività annuale e la prenotazione dei posti all’Informagiovani. In primavera partirà anche il sito, per prenotarsi con un click.

ARTISTI DI STRADA - Gli artisti sono in trepidazione. Ottimisti gli ultimi arrivati: «Mi sembra che tutto stia per migliorare», dice Edwin Bischeri. Speranzosi ma un po’ scettici gli storici, come la clown Alessandra Pedersoli e il marito Gabriele De Cunzo, ritrattista, che lavorano in strada dal 1995. «Con l’aumento delle postazioni arriveranno artisti da tutta Italia, mentre noi non possiamo andare nelle città in cui l’arte di strada si basa sull’anzianità della presenza. Speriamo che si tenga conto della qualità di ciascuno», riflettono. Pronta la replica di Gibillini: «Abbiamo già in mente di istituire una commissione che valuti il merito e il rispetto delle regole. Poi apriremo un tavolo di monitoraggio per accogliere critiche e suggerimenti». I musicisti di strada, nel frattempo, hanno fondato un’associazione. E per l’entrata in vigore delle nuove regole indiranno una grande festa aperta a tutti gli artisti (doveva essere il 18 novembre, verrà spostata più in là).

 

BATTERISTA - Simeon Monov, 40 anni, bulgaro laureato in letteratura russa, ci sarà di sicuro. «Suoneremo e mangeremo insieme», dice. Batterista, Simeon è a Milano da quattro anni: ha fatto tanti lavoretti, tenendo sullo sfondo la passione per la musica. Poi le prime esibizioni nei locali. Da pochi mesi ha scelto la strada. «Sono soldi sicuri. E con più postazioni sarà ancora meglio, animeremo tutte le strade di Milano».

 

Alessandra Dal Monte (12 novembre 2012) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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